Estratti da “Pensieri”, 1965-1975
Nella polvere.
Mi guardo attorno,
mi scopro nella polvere,
copre l’entusiasmo d’essere uomo,
polvere che m’investe,
polvere terrestre che ci sotterra tutti.
Mi risveglio dal sonno pauroso,
incamminando la via già percorsa,
incapace e logoro,
per un sentiero già sconvolto
dal turbine di questa vita,
così me ne vado,
confuso tra gli altri e senza meta.
Un mormorio d’ignoti
tra l’anima ed il mio corpo sento
saranno i giudici o i diavoli riuniti
per giudicar il mio passato
o la voce della coscienza
che mi fa vivere ancora?
Da bambino
pareva che tutto
fosse lontano,
ora vesto già
di quel pensiero,
trascorrendo ignaro i giorni
temendo l’ultima ora.
Non ci fosse il cielo che mi dice d’esistere,
dubiterei degli occhi miei
che vedono ombre
solo ombre,
solo l’azzurro dell’infinito mi scioglie
la brina velata degli occhi bagnati.
O turbinoso pensiero quando ti fermerai?
Non ascolti, non guardi, te ne vai confuso,
solo alla notte ti fermi ma per guastarmi il sonno.
Che voglia, che desiderio avverto,
tutto trema e mi disorienta
forse per spezzare il sonno,
forse per accarezzare una passione,
spiegherei la mia vela,
anche se contro la tempesta, tanto è forte ciò che sento.
Che lusinga è la vita.
Quando il sole splende tutto ti è dato,
senza pagarne il suo calore
e così arroventato sfiderà l’inferno
donando l’anima.
Tutti tristi, stanchi,
nessuno ride e canta
si morde la vita
incapaci e delusi,
basterà un amore
forse la parola
e la speranza s’apre,
ma nessuno le sa dire
o se qualcuno osa
non viene capito
anche se ama da morire…
L’aver soffocato i miei pensieri
per camminare ancora
mi trova vecchio e stanco,
anche se il sacco che mi porto dietro
è di velo e vuoto.
Al di qua di quelle punte bianche
non si recita per vivere
si vive per non recitare.
Gli amici se ne vanno
uno a uno,
la selezione continua,
si finge di non capire,
ma si sente che qualcosa di noi trema,
come un albero di frutta matura
qualcuno le farà cadere
e voleranno le foglie
come anime destinate al vento.
Tristezza amica
lasciami andare,
cercherò di fuggire
se tu non mi vuoi capire
tanto ormai lo sai,
ritornerò dentro te,
era solo un momento,
per cercare un nuovo tormento.
Sembra l’ultimo bagliore
questo sole fiacco, stanco.
In me trema l’incanto, la sua forza può mancare.
La luce su di me si spegne
e sarà l’eterna notte,
attenta e paziente già da sempre.
La verità
è muta
è di dolore
è vissuta
e non muore.
Il sole mi regala un raggio,
colorisce il fondo sconosciuto
dilettando con la sua forza
la luce della mia tristezza.
Mi confondo
Mi sciolgo
Mi libero
Sol al pensier
d’avvicinar la tua parola.
Ti amo, c’è ‘attimo desiderato in me,
mi era estraneo, ora è per te,
è come tornassi da una lunga strada
percorsa a piedi nudi nella foresta
ed improvvisamente su di un tappeto dolce,
soave premura di un cuore in attesa.
Al mattino il pensiero salta su lei
come un passero sul ramo.
Il primo impegno è suo
vuol dire ancora che l’amo.